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mercoledì 28 aprile 2010

Pietro: "Il Grande Fratello mi ha rovinato!"



Dal "Corriere di Cozzago":
E' una storia tutta italiana che parte da un paesino del Bellunese: Cozzago, poco più di 1000 abitanti.
Pietro Branzin è furibondo: "Per colpa di Bepi mi trovo costretto a mangiare pane e olive! Avevo messo da parte più di 200.000 euro, i risparmi di una vita!"
Bepi, il fratello maggiore di Pietro, professione oliatore di cavi di funivia, ha sempre avuto il vizio del gioco.
E nell'ultima partita a carte, con in mano una coppia di sette, ha tentato il bluff giocandosi tutte le proprietà di famiglia.
Mossa risultata poi sconveniente perchè il sig. Franco Ceosari gli ha soffiato tutto con una semplice coppia di otto.
La questione è adesso in mano alla Procura di Treviso in quanto Bepi ha dichiarato:
"Stavamo giocando a scopa e avevo due sette in mano".
Franco ha invece affermato che "si trattava di una partita a poker".
Gli inquirenti hanno chiesto l'intervento delle unità cinofile per fare annusare le carte ai cani e sbrogliare la matassa.
L'unico a non sbrogliare, per adesso, è Pietro Branzin.

Il commento

Secondo me, per dire, quando si gioca a carte, è matematicamente impossibile che uno si siede a giocare senza sapere a cosa gioca. Tecnicamente, per dire, queste cose non possono accadere MAI, per dire, MAI!
Il fattore è che quando uno gioca di assai soldi, il subcosciente gli può fare perdere l'orientamento, per dire, e uno si scorda come sta giocando.
Ma secondo me i fattori sono due:
in primis, o uno gioca lasciando a casa tutti i problemi tipo, per dire, il pensiero delle bollette da pagare o, per dire, che cosa deve mangiare la sera...
e secondariamente, uno che gioca ci deve mettere la stanga arrivato a una certa somma così non rimane come a San Giusippuzzo.
Sempre secondo me, per dire.

Prof. Giacuzzo

martedì 27 aprile 2010

Sgominata Banda dei Tuppettiri


Eccellente operazione delle forze dell'ordine che, dopo un appostamento durato parecchi mesi, sono riusciti a cogliere in flagranza di reato Alfio Lippo, Cosimo Rascio (detto 'u luppinaro') e Gianmariapierpippo Pinnolone (detto 'u nanu'). Il terzetto, da epoca remota, angustiava la Signora Mimma Santonocito, nel suo pianoterra di S.Giuvannuzzo, lanciando violente 'pizzate' di tuppettoro contro il portoncino, provocando il sobbalzo della bioscia dell'anziana signora.
Condotti in Questura, dopo un interrogatorio durato parecchie ore, i tre hanno confessato.
Pare che la Santonocito, mesi prima, si fosse rifiutata di prestar loro la fuccina per recuperare un palloncino rimasto impigliato ai cavi elettrici.